Psicoterapia cognitivo-comportamentale nei disturbi del comportamento alimentare

Psicoterapia Cognitivo Comportamentale: assunti teorici

STUDIO DI PSICOLOGIA E PSICOTERAPIA DOTT.SSA M. GAUDIO
PSICOLOGA PSICOTERAPEUTA
Iscritta Albo Psicologi Regione Veneto n° 7522

SEDI: Padova, via Piovese 166  –  Mirano (Ve), via Calle Ghirardi 21


 

Lo STUDIO DI PSICOLOGIA E PSICOTERAPIA DOTT.SSA M. GAUDIO, Psicologa Psicoterapeuta iscritta all’Albo dell’Ordine degli Psicologi del Veneto con il n° 7522, svolge attività clinica libero professionale di valutazione psicodiagnostica e psicoterapia individuale ad orientamento cognitivo comportamentale per adulti e adolescenti negli studi di Padova e Mirano (Venezia).

 


Assunti teorici della Psicoterapia Cognitiva 

La Psicoterapia Cognitivo Comportamentale si fonda sull’assunto teorico secondo cui  le reazioni emotive ed i comportamenti di un individuo, sia funzionali che problematiche, sono influenzate dai processi di interpretazione e di attribuzione di significati attuati consapevolmente o inconsapevolmente dall’individuo.

In tal senso, quindi, è l’interpretazione, la ‘percezione’ della situazione, piuttosto che la situazione in sé, che determina la conseguente reazione emotiva e comportamentale della persona.
Porre l’attenzione sui processi psicologici in base a cui la persona interpreta, valuta, spiega le sue esperienze consente di comprendere come il medesimo evento può determinare in persone diverse (o nella stessa persona in momenti della sua vita diversi) emozioni e comportamenti molto differenti in virtù della modalità mediante cui tale evento viene interpretato.

A fronte di tale assunzione, la Psicoterapia Cognitivo Comportamentale evidenzia come le esperienze che la persona ha vissuto, i messaggi espliciti ed impliciti (es. giudizi di valore su se stessa, regole e doveri interiorizzati) che ha ricevuto nell’interazione con gli Altri significativi, lo stile di attaccamento sviluppato verso le figure di riferimento, le interpretazioni e spiegazioni che la persona ha costruito su queste esperienze, possono condurre all’insorgenza ed al consolidamento di determinate convinzioni profonde (definite “schemi cognitivi”) relative a se stessa, agli altri, alla sua vita, le quali si imprimono, a volte inconsapevolmente, nella mente della persona, restando presenti e immobili a dispetto del trascorrere del tempo.


Gli schemi cognitivi sottesi ai disturbi psicologici

Gli schemi cognitivi (v. articolo), dunque, sono costituiti dalle convinzioni, assunzioni, standard e regole riferite a se stessi ed agli altri, arcaiche e spesso inconsapevoli, da cui trae origine la percezione della realtà nel presente, e sulla cui base possono strutturarsi e mantenersi specifiche forme di sofferenza psicologica.
Essi agiscono come degli ‘occhiali’ attraverso i quali l’individuo tende a valutare se stessa, la propria vita, le relazioni interpersonali, e possono essere più o meno corrispondenti alla “realtà” e più o meno funzionali al benessere dell’individuo.
In tal senso, gli schemi cognitivi, la cui origine spesso affonda le sue radici nel passato, influenzano la percezione della realtà nel presente e le aspettative sul futuro.
In alcuni casi alla base di determinate idee si rilevano eventi negativi intensamente dolorosi.
In altri casi emergono interpretazioni soggettive reiterate (es. percezione di rifiuto da parte di figure importanti, di inferiorità rispetto agli altri, etc.) che possono provocare nella persona lo stesso impatto emotivo di un evento realmente accaduto.
Nella circostanza in cui determinati schemi cognitivi della persona risultano disfunzionali e disadattivi, essi costituiscono un importante fattore di vulnerabilità nell’insorgenza di disturbi psicologici.
Tali schemi possono rimane latenti, silenti, anche per molti anni, finché si verifica la loro ri-attivazione, ad esempio a seguito del verificarsi di eventi gravemente stressanti o della mancanza di eventi intensamente desiderati.

Gli schemi cognitivi influenzano l’autostima 
(v. articolo), ovvero guidano i giudizi su se stessa che la persona costruisce nel presente.
Parallelamente a ciò, i modelli interni di relazione interiorizzati nella relazione con le figure di accudimento e con “altri significativi” della sua vita passata (es. genitori, partner, amici, etc.) influenzano le relazioni successive, condizionando le scelte, le aspettative verso il comportamento degli altri, le percezioni e le reazioni della persona.
Ad esempio, all’idea di affrontare un nuovo ambiente sociale, la persona può sperimentare un’acuta ansia provocata da una rigida quanto ingiustificata previsione di ‘non piacere’, di essere rifiutata, esclusa, o derisa, derivante da determinate esperienze dolorose vissute nel passato; sulla base di tale previsione negativa, nella situazione attuale la persona può manifestare determinate strategie di difesa e comportamenti disfunzionali che conducono a confermare e rafforzare ulteriormente le antiche convinzioni relative a se stessa ed agli altri.

Le modalità di pensiero disfunzionali possono condurre all’innescarsi di rigidi ‘circoli viziosi’ in cui la concatenazione di pensieri erronei, emozioni e comportamenti problematici mantiene nel tempo la specifica sintomatologia e la sofferenza emotiva della persona, ostacolando la sua capacità di correggere determinate idee e riflettere sulla soluzione dei problemi.

Obiettivi dell’intervento psicoterapeutico, alleanza terapeutica e motivazione al cambiamento

In virtù dei presupposti sopra delineati, durate il percorso psicoterapeutico assume rilevanza individuare ed esaminare il sistema di significati e di convinzioni attraverso cui si strutturano e si mantengono nel tempo  le valutazioni, le reazioni emotive e i comportamentali generativi di sofferenza e conflittualità sul piano individuale o interpersonale.

L’intervento psicoterapeutico, dunque, è focalizzato sia sui sintomi manifesti (cognitivi, emotivi e comportamentali) caratteristici del disturbo di cui soffre la persona, sia sugli specifici schemi cognitivi problematici sottostanti al disturbo, più silenti e consolidati, al fine di intervenire efficacemente sulla situazione problematica attuale, e prevenire o ridurre la gravità degli episodi futuri.

A tal fine, sulla base di una solida alleanza terapeutica tra paziente e psicoterapeuta, la Psicoterapia Cognitivo Comportamentale si focalizza sulla accurata individuazione dei processi psicologici da cui si originano i sintomi cognitiviemotivi e comportamentali manifestati e, mediante l’utilizzo di strategie e tecniche terapeutiche adeguate allo specifico disturbo presentato dal paziente, interviene per interrompere i meccanismi di mantenimento, pervenire al superamento o miglioramento dei sintomi, ed alla costruzione di modi di pensare e di agire maggiormente funzionali.

A tal fine, nell’interazione con lo psicoterapeuta, la persona è sostenuta ed affiancata in un percorso finalizzato ad acquisire consapevolezza delle problematicità insite in determinate modalità di pensiero e di comportamento, valutare criticamente e successivamente modificare le interpretazioni erronee (‘pensieri disfunzionali’), i comportamenti problematici e le sottostanti convinzioni (‘schemi cognitivi’) problematiche su cui si fonda il disturbo.

Durante il percorso psicoterapeutico, l’intervento clinico mira ad aiutare la persona a costruire schemi cognitivi maggiormente realistici o funzionali al benessere individuale e relazionale, al fine di pervenire ad interpretazioni maggiormente obiettive della sua esperienza passata e attuale, ed a soluzioni alternative e maggiormente efficaci rispetto alle specifiche difficoltà intrapersonali e interpersonali sperimentate.
Tale percorso si fonda su una solida e attiva collaborazione tra paziente e terapeuta, in quanto la motivazione al cambiamento e l’impegno del paziente costituiscono la condizione necessaria per la possibilità del trattamento psicoterapeutico e per il suo buon esito.
I pazienti che manifestano determinati disturbi (es. Disturbi Alimentari) e/o che presentano specifici tratti di personalità disfunzionali o Disturbi di Personalità conclamati possono sperimentare inizialmente maggiori difficoltà sia nella motivazione al cambiamento che nella costruzione di una buona alleanza terapeutica, presentando un alto rischio di drop-out (interruzione prematura del trattamento).

AUTORE: Dott.ssa Mariangela Gaudio – Psicologa Psicoterapeuta
sedi: Mirano (Venezia) – Padova


STUDIO DI PSICOTERAPIA DOTT.SSA GAUDIO PSICOLOGA PSICOTERAPEUTA
Sede Venezia: via Calle Ghirardi 21 Mirano (Venezia)
Sede Padova:  via Piovese 166 Padova
SITO WEB www.mariangelagaudio.it

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