Disturbi del comportamento alimentare

Sintomi dei disturbi alimentari

Sintomi e caratteristiche cliniche nei Disturbi Alimentari

I Disturbi alimentari comprendono l’Anoressia Nervosa (v. articolo), la Bulimia Nervosa (v. articolo), il Disturbo da Alimentazione Incontrollata (v. articolo) e i Disturbi dell’Alimentazione Non Altrimenti Specificati (NAS).
L’Anoressia Nervosa e la Bulimia Nervosa sono disturbi alimentari caratterizzati da una grave alterazione del rapporto che la persona ha con il cibo e con il proprio corpo, e sono accomunati dalla presenza di un’eccessiva valutazione e controllo della forma corporea e del peso.
In tal senso emerge come, mentre una persona che non soffre di Anoressia o Bulimia valuta se stessa sulla base delle proprie prestazioni percepite in una varietà di ambiti della sua vita quotidiana (es. capacità in ambito relazionale, scolastico, lavorativo, etc.), viceversa la persona con disturbo alimentare presenta una valutazione di sé (autostima) centrata principalmente sul suo peso corporeo, sulla forma del suo corpo e sulla propria capacità di controllare questi ultimi.
In conseguenza di tali criteri di valutazione del proprio valore emerge l’intensa preoccupazione per il proprio peso corporeo, la quale può manifestarsi mediante modalità differenti: mentre alcune si pesano ossessivamente, allarmandosi anche per le più piccole variazioni ponderali, viceversa altre rifiutano di conoscere il loro peso, mettendo in atto un autentico “evitamento” della bilancia. In entrambi i casi, i soggetti sono terrorizzati dall’aumento del loro peso.
Un comportamento simile si riscontra nei confronti della forma del corpo: molte pazienti controllano e scrutano continuamente il proprio corpo, focalizzando l’attenzione su alcune parti di esso, mentre altre evitano categoricamente di guardarsi allo specchio, sentendosi “grasse” e “orribili”, nonostante il loro oggettivo reale sottopeso o normopeso.
Dal terrore dell’aumento di peso consegue l’alterazione del comportamento alimentare caratteristica del disturbo, che si manifesta attraverso una restrizione dietetica determinata da regole alimentari estremamente rigide e inflessibili, le quali disciplinano il “quanto” e il “cosa” si deve mangiare.
Nella maggior parte dei casi, le regole dietetiche a cui si sottopongono le pazienti con disturbi alimentari impongono una drastica riduzione della quantità totale di cibo ingerita, e vietano nettamente una grande quantità di alimenti, i cosiddetti “cibi proibiti”, costringendo la persona ad un’alimentazione progressivamente sempre più limitata ai pochi alimenti consentiti.
Spesso il soggetto si sforza di tenere a mente la somma di tutte le calorie ingerite durante la giornata, imponendosi di non superare per alcun motivo il totale (es. 600 Kcal) stabilito.
L’alterazione del comportamento alimentare ostacola gravemente le relazioni sociali, portando la persona ad un progressivo isolamento. Mangiare in pubblico può diventare fonte di forte ansia, le situazioni di festa sono fortemente temute per la previsione di dover mangiare di più, e di fronte ad altre persone.
L’abbuffarsi è un sintomo peculiare nei Disturbi Alimentari.
Con il termine “abbuffata” si intende un episodio di alimentazione in cui viene ingerita una grande quantità di cibo e durante il quale il soggetto sperimenta una sensazione di perdita di controllo.
In quasi tutte le pazienti, eccetto quelle con Disturbo da Alimentazione Incontrollata, l’abbuffata avviene in un contesto di grave restrizione dietetica cognitiva (tentativo di limitare il cibo ingerito), con o senza restrizione calorica (reale ipoalimentazione).
In relazione a tale sintomo, inoltre, si rileva come le emozioni dolorose, quali tristezza, ansia, senso di solitudine, rabbia, noia, etc., costituiscono spesso il fattore scatenante delle abbuffate, in quanto la persona si rifugia nel cibo al fine di trovare un momento di sollievo dalla sofferenza emotiva.
La frequenza delle abbuffate può variare da una o due volte alla settimana (quest’ultima costituisce la soglia critica per la diagnosi secondo il DSM-IV) a più volte al giorno.
In molti casi l’abbuffata è seguita da dolorosi “comportamenti di compensazione” quali vomito auto-indotto, uso improprio di lassativi e diuretici (purging), oppure da digiuno o esercizio fisico eccessivo finalizzato a compensare le calorie ingerite durante l’abbuffata.
Oltre alle abbuffate “oggettive” possono essere presenti le abbuffate “soggettive” in cui la quantità di cibo non è realmente eccessiva, che possono essere tormentose e dannose come le abbuffate oggettive, in quanto possono essere seguite da senso di colpa, disprezzo verso se stessa e condotte compensatorie.
Molte pazienti con Anoressia e Bulimia si sottopongono ad un esercizio fisico compulsivo, caratterizzato dalla sensazione soggettiva di essere spinto o obbligato all’esercizio, dal dare all’esercizio fisico priorità rispetto ad altre attività e allenarsi anche quando ciò può provocare un danno fisico.
Il costante pensiero fisso sul cibo e sul corpo diventa presto un’ossessione che invade la vita quotidiana della persona, privandola degli interessi, delle attività, delle emozioni piacevoli che provava prima dell’insorgere del disturbo.
Un grave sintomo quasi sempre presente è l’alterazione della propria immagine corporea, ovvero la percezione irrealistica del proprio corpo, la quale influenza pericolosamente gli stati d’animo ed i comportamenti quotidiani.
In tal senso, spesso per la persona che soffre di Anoressia l’immagine del proprio corpo che lo specchio rimanda ai loro occhi è quella di una ragazza coi fianchi troppo larghi, con le cosce troppo grosse, etc. Per le persone che soffrono di Bulimia l’angoscia verso le forme del corpo può essere ancora più intensa e dolorosa, poiché il peso normale è generalmente percepito come un peso abnorme e viene vissuto con forte disagio e vergogna.
Depressione e ansia sono particolarmente frequenti, e molte persona con disturbi alimentari soddisfano i criteri che consentono di diagnosticare un Disturbo dell’Umore o di Ansia. I sintomi depressivi (v. articolo) sono presenti soprattutto tra le pazienti che presentano abbuffate, mentre i sintomi di ansia (v. articolo) tendono ad essere diffusi nelle persone con alti livelli di restrizioni alimentare.
Spesso è presente una ‘migrazione diagnostica’ tra le differenti forme di disturbi alimentari, in cui il disturbo tende ad esordire con una rigida restrizione dietetica, a cui segue la perdita del controllo alimentare e lo sviluppo delle abbuffate. In tal modo, si verifica una migrazione del disturbo dall’Anoressia alla Bulimia.
Una caratteristica determinante è la “negazione” della malattia (più intensa e frequente nelle pazienti anoressiche, le quali generalmente presentano una scarsa motivazione e una forte ambivalenza nella fase iniziale del trattamento, giungendo alla psicoterapia in seguito alle insistenze da parte dei genitori o del partner), ovvero la difficoltà della persona a riconoscere molti comportamenti come sintomi e segni di un disturbo; in tal senso si rileva come la restrizione alimentare, i comportamenti di controllo e di eliminazione sono spesso fortemente egosintonici.
La persona che soffre di disturbi alimentari appare imprigionata in una meccanismo che crea e mantiene il disturbo, vittima della tirannia della restrizione dietetica ma incapace di ribellarsi, in quanto nonostante la sofferenza che si infligge combattendo quotidianamente una dolorosa battaglia contro i morsi della fame, essa considera l’obbedienza a regole dietetiche “estreme” non come un comportamento psicopatologico e pericoloso per la propria salute, bensì come dimostrazione di “autocontrollo”. Viceversa, anche una minima trasgressione a tali regole, lungi dall’essere configurata come l’inevitabile emergere dell’istinto biologico della fame, viene giudicata come “un errore gravissimo”, come la prova della propria “mancanza di forza di volontà”, innescando in tal modo un’autodenigrazione durissima che alimenta la scarsa autostima, la quale spesso costituisce proprio l’origine del problema alimentare.

 

AUTORE: Dott.ssa Mariangela Gaudio – Psicologa Psicoterapeuta
sedi: Mirano (Venezia) – Padova

 


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